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Viaggiare a ritroso nell'emergenza Coronavirus fa scoprire un “carico” di colpe

L'epidemia di polmonite ha mietuto e continua a mietere vittime. Colpa solo di un minuscolo, invisibile nemico, il Coronavirus, o anche di chi, il Governo, questa emergenza non ha saputo gestirla come avrebbe dovuto? Un Governo che era ben informato su questa vicenda: basterebbe leggere la Gazzetta ufficiale del giorno 1 febbraio a pagina 7 per rendersene conto.

È stato in quel Consiglio dei ministri, infatti, che è stato dichiarato lo stato di emergenza per il Coronavirus. Quindi lo si sapeva, ma non si è voluto essere chiari e si è preferito trattare gli italiani come dei bambini ai quali le “cose brutte” si nascondono.

Perché non sono state attuate misure serie preventive adeguate? Perché non si sono, oltre tutto con un significativo risparmio, acquistate le mascherine, i guanti e quant’altro utile per fronteggiare la pandemia? Chi ha la responsabilità delle persone scomparse? La fatalità? Il destino cinico e baro? Troppo comodo!

Chi ha sottovalutato la questione e ha giocato a tranquillizzare la gente senza adottare, da subito, le misure necessarie dovrà rispondere a queste domande e subirne le conseguenze.

Chi ha “fatto uscire” le notizie del decreto legge in un sabato sera, innescando così il panico e il fuggi fuggi generale creando le condizioni per la diffusione del contagio, non meriterebbe forse di essere messo agli arresti? Il Paese ha il diritto di sapere chi è stato, il Governo ha il dovere di scoprirlo: lo si deve alle decine di migliaia di cittadini che hanno perso i loro cari uccisi da un virus che si è diffuso in tante parti d’Italia anche per colpa di chi, quel contagio, ha colpevolmente contribuito a diffonderlo.

Anche la Fai è stata duramente toccata: il presidente onorario Duilio Balducchi purtroppo è deceduto. Ai suoi congiunti e agli amici della Fai di Bergamo la vicinanza della dirigenza e dei collaboratori.

È anche pensando a lui (e a tutto quanto ha fatto per la federazione in 50 anni di appartenenza) che stiamo continuando a operare a fianco delle imprese e, passata la buriana, non demorderemo di certo nel ricercare i responsabili e a denunciarli all’opinione pubblica.

Nel frattempo l'obiettivo principale è riuscire a superare al più presto un'emergenza che sta causando problemi inimmaginabili a moltissime imprese destinate a subire ulteriori sofferenze se, nonostante l’impegno con il quale il ministro dei Trasporti Paola de Micheli sta gestendo la vicenda, continuerà a esserci qualche intervento frenante da parte di una certa burocrazia ottusa sempre pronta a generare ostacoli piuttosto che a trovare soluzioni.

Per fortuna anche in questa categoria vi sono eccellenze che lavorano con dedizione e intelligenza per trovare le soluzioni compatibili. Cosa che non ha certo fatto invece qualcun altro che non si è comportato in modo lineare: chi avrebbe dovuto effettuare un’azione di sensibilizzazione nei confronti di talune realtà associate e che ha invece effettuato pressioni sul Governo per non fermare la produzione.

Era logico attendersi una chiara presa di posizione, ma nulla invece ha fatto per facilitare il duro lavoro di coloro che, mettendo a rischio la propria vita, assicuravano i rifornimenti al Paese.

Onore e riconoscimento alle donne e agli uomini che lavorano nei trasporti su gomma, nelle attività portuali e in quelle della logistica; disistima per taluni committenti, preoccupati solo del loro business (anche in questo caso per fortuna solo una parte) che anziché riconoscere i sacrifici di chi operava per tenere aperto il Paese e comprenderne le difficoltà, si sono resi protagonisti di atteggiamenti a dir poco vergognosi, arrivando perfino a negare l’utilizzo dei servizi igienici.

Ci saremmo in tutta franchezza aspettati un intervento deciso a sostegno di chi li rappresenta. Invece al di là di frasi di circostanza niente di forte è stato fatto. Non è stato questo certo un segno di condivisione delle difficoltà, ma solo di egoismo miope.